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Pausa Caffè

Il mondo è un grande spettacolo tragico e comico nello stesso tempo, la cui osservazione disincantata è gratuita.
La psicologia dei piccoli gesti e ritualità quotidiane forse esprimono più cose di quelle che un test può rivelare perché sono “a tutto tondo”.
Un test solo cartaceo o informatizzato, permette di cogliere la parte cognitiva, mentale, del soggetto “indagato”.
Molto rivelatrici sono anche i gesti, le mimiche, le abitudini, le preferenze e le “piccole ossessioni” quotidiane che una persona considera futili ma che fanno parte del suo corredo valoriale (non meno determinante di quello genetico, anzi forse la risultante tra genetica e ambiente, predisposizione e cultura). Prendiamo ad esempio il momento del caffè.
Si potrebbero prendere in considerazione due filoni di analisi:

Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei

La gamma delle varianti, specie in Italia, è davvero impressionante.
Il caffè può essere liscio o corretto con grappa, anice, Fernet, Sambuca, amari locali, etc. Recentemente, perfino negli Autogrill si può aggiungere cannella o ginseng, cacao.
Poi c’è chi lo preferisce zuccherato, non zuccherato, corto, lungo, macchiato caldo, macchiato freddo. O nelle più “svariate” varianti, dal “marocchino” alle formule con panna.
Il caffè espresso “puro”, senza null’altro, per gustarne il sapore genuino, è diventato una rarità. E poi l’acqua si beve prima o dopo la degustazione? Da tempo si affrontano le diverse filosofie del gusto, o forse converrebbe dire del rito.

Dimmi come lo bevi (il caffé) e ti dirò chi sei

Qui le variazioni sono praticamente infinite.
Nei locali pubblici si vede quello che si appoggia con i gomiti al banco, gira le spalle al barista e guarda lo spazio del locale davanti a sé, agli altri avventori perché è interessato alle persone. Oppure le sbircia timidamente mentre sorseggia dalla tazza.
Alcuni vivono il momento della pausa caffè come un momento di privacy, vogliono “staccare” dal contesto, rimanere soli, godersi la tazza catturando un momento di silenzio, di intimità con se stessi, “recuperarsi”.
Altri hanno bisogno invece di relazionare, di connettersi con i propri simili, recuperando insieme al gusto, il piacere della relazione.
Anche la situazione, il contesto, influenzano la modalità del consumo.

Statisticamente, nei fine settimana si beve meno caffè, a meno che l’abitudine si prolunghi nel week end domestico o vacanziero che sia.
In generale, si ricorre al caffè proprio per “tenersi su”, concentrarsi.
Gli effetti sulla psiche li spiegò bene a suo tempo, nel secolo scorso, il medico esoterista Rudolph Steiner.
Per sviluppare una relazione personale con le sostanze che si assumono -e il caffè può essere una di queste, più ricorrenti e d’uso comune, quasi universale nel mondo occidentale- si può cominciare a “spiare” i pensieri che si formano subito dopo l’assunzione di questa sostanza.
Quali pensieri, emozioni e suggestioni, sensazioni sollecita il caffè?

La prossima volta che bevi il Caffè, osservati come lo bevi. E osserva anche gli altri, come lo sorbiscono. E se vuoi, spia i tuoi pensieri, se vuoi scoprire il segreto del caffè.

Vahn Rhopa Junior

Da Lunedì - Venerdì : 9:00 am - 17:00 pm

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